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Xristos voskrese ! Cristo è resuscitato! |
Bisogna prepararsi all’incontro con Cristo, bisogna mettere a tacere il clamore di una società come la nostra, dove spesso la parola è sterile e vana chiacchiera. Nella tradizione bizantina celebrare la Pasqua comporta un impegno serio. Non si tratta solamente di partecipare a delle celebrazioni, ma piuttosto vivere una lunga preparazione ad un incontro.
Questo comporta del tempo, perché bisogna creare le
condizioni per rendere possibile la nostra relazione con Dio.
il termine greco prósōpon significa letteralmente
sguardo; con la particella prós (= verso) esso include la
correlazione come qualcosa di costitutivo. Lo stesso vale per il termine
latino di persona: il ″suonare attraverso″;
anche qui la preposizione per (= attraverso, per mezzo) esprime
correlazione, stavolta come rapporto attraverso il linguaggio”
I momenti forti dell’anno liturgico, hanno come scopo quello di farci
ritornare alla sorgente della nostra identità, di farci ridiventare
persone, cioè capaci di relazione. Bisogna vegliare, essere vigilanti, perché lo Sposo viene. La veglia e la vigilanza sono prima di tutto un “uscire” da se stessi per rendere presente nella nostra vita l’altro.
Questo tema della veglia si prolunga fino al
mercoledì santo, dove la contemplazione dell’unzione di Betania (Mt
26,6-13) ci manifesta l’attitudine per entrare in relazione con Dio: un
sentimento di profonda comunione e di amore che apre il nostro cuore al
dono: “ …essa ha compiuto un’azione buona verso di me “. La sera vengono letti dodici vangeli che ci aiutano a fermare il nostro sguardo sulle sofferenze di Cristo. Il venerdì santo, è il giorno della croce. Bisogna levare lo sguardo.
Là, al calvario, si gioca il destino dell’uomo.
Solamente quando il nostro sguardo incontra quello di Gesù sulla croce, si
crea la condizione per diventare veramente “persone”. È la preghiera delle lamentazioni dell’inferno:
Ho ricevuto un morto come tutti i morti, ma io non
posso in alcun modo trattenerlo e sarò privato, da Lui, delle anime di cui
ero re. Io, che dall’inizio dei tempi, possedevo i morti, ecco che ora
Egli li risorge tutti…″» La morte ormai non può più distruggere la nostra relazione con Dio.
Al contrario, là, nel profondo dell’inferno del
nostro cuore, c’è uno sguardo d’amore e di misericordia, che ci libera da
ogni disperazione di fronte ai nostri peccati e alle nostre schiavitù. Egli è resuscitato come aveva detto.
Ci ha donato la vita eterna e la sua grande
misericordia »
Cristo è risorto! |