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Dal 13 al 15 febbraio la nostra comunità ha accolto
i partecipanti ad un seminario di formazione per i preti delle tre diocesi
cattoliche del paese. Questo seminario è stato organizzato dalla Caritas
bulgara in collaborazione con la Caritas italiana.
La Caritas è un’organizzazione internazionale che sul suo sito internet si
presenta in questo modo:
“La Caritas è una confederazione di 162 organizzazioni cattoliche di
aiuto, di sviluppo e di servizio sociale, che lavorano per la costruzione
di un mondo migliore, specialmente in favore dei più poveri ed oppressi,
in più di 200 paesi e territori. La Caritas lavora senza distinzioni di
religione, razza, sesso, o appartenenza etica e costituisce una delle più
vaste reti umanitarie del mondo…
Il metodo della Caritas è fondato sull’insegnamento sociale della Chiesa,
mettendo in risalto particolarmente, l’aspetto della dignità della persona
umana. Il lavoro della Caritas al servizio dei poveri è finalizzato a
manifestare l’amore di Dio per tutta la creazione. La Caritas è
un’espressione socio-pastorale della Chisa e continuerà a sviluppare tutti
i suoi sforzi per promuovere la missione sociale della Chiesa e per
aiutare la Chiesa”
In Bulgaria la Caritas è un’organizzazione molto attiva, che organizza
numerosi progetti di solidarietà e d’aiuto, in collaborazione con la
Chiesa locale.
Lo scopo della sessione di formazione, che si è svolta nella nostra
comunità assunzionista, era quello di riflettere sulla dottrina sociale
della Chiesa, per aiutare i preti ad essere formatori e a sviluppare delle
attività socio-pastorali nelle loro parrocchie.
Questo aspetto è molto importante dal punto di vista della collaborazione
e dell’arricchimento reciproco tra Chiese, considerando il fatto che nella
Chiesa Ortodossa la dottrina sociale è un aspetto poco sviluppato.
Hanno partecipato al seminario una decina di preti ed il primo giorno
della sessione era presente anche Msg. Petko Christov,vescovo della
diocesi cattolica di rito latino del nord della Bulgaria.
A guidare la riflessione è stato chiamato don Giovanni Pierini, biblista
italiano che collabora con la Caritas. La lingua utilizzata è stata
l’italiano, avendo la maggior parte dei preti studiato in Italia, ma anche
il francese e l’inglese.
Il lavoro che ci è stato proposto, era quello di riflettere sull’identità
della persona umana prendendo in considerazione gli avvenimenti storici,
politici e sociali che hanno caratterizzato lo sviluppo della civiltà
occidentale durante il secolo scorso.
Dopo avvenimenti come lo sterminio degli ebrei, le distruzioni e le guerre
provocate dai regimi totalitaristi, è possibile conservare la stessa idea
d’uomo che si aveva in passato?
Quale idea di sviluppo e di rapporto con i beni materiali bisogna
promuovere?
I modelli sociali ed economici della storia recente ed attuale hanno
creato un mondo squilibrato con delle situazioni d’ingiustizia e di
discriminazione che non sono più sostenibili.
Bisogna ricercare altri modelli a partire da una
nuova riflessione sull’uomo e la sua relazione con i beni materiali.
Questo punto di partenza ci ha permesso di sviluppare un interessante
percorso nel pensiero filosofico, psicologico e teologico al fine di
provare a meglio definire la nostra identità cristiana nel mondo attuale.
Papa Benedetto XVI non perde mai occasione di metterci in guardia contro
il secolarismo e il relativismo della nostra società. Quale atteggiamento
occorre adottare come cristiani, in società che hanno la tendenza ad
escludere Dio e a relativizzare i valori cristiani?
Secondo il nostro relatore la Chiesa ufficiale non ha ancora superato il
complesso di Galileo, cioè un’ attitudine di difesa di fronte alle nuove
problematiche poste dall’evoluzione scientifica e alle conseguenti
riflessioni etiche.
Qual è l’atteggiamento corretto da adottare di
fronte ad una società secolarizzata?
È questa un pericolo per la comunità cristiana?
Spesso la Chiesa si limita a condannare, ma possiamo definire la nostra
identità cristiana a partire da un’opposizione agli altri, a coloro che
cristiani non sono? È possibile perdere la fede a causa di un fattore
esteriore o forse la riflessione deve svilupparsi all’interno della Chiesa
e alla nostra capacita di vivere e di testimoniare la nostra esperienza?
L’attitudine d’opposizione non potrebbe essere uno degli elementi che
contribuisce a sviluppare una società secolarizzata e ad allontanare la
gente dalla Chiesa?
Queste questioni ci hanno accompagnato durante tutto il seminario e sono
state l’occasione per riportare la nostra riflessione alle origini
dell’esperienza cristiana.
In modo particolare ci siamo soffermati sul metodo
missionario di S. Paolo e sul suo sistema di fondare piccole realtà di
Chiesa che erano come il lievito in un contesto che restava per la maggior
parte estraneo al messaggio cristiano.
Il nostro relatore ci ha invitati ad osservare che nel Nuovo Testamento
sono descritte situazioni nelle quali l’apostolo Paolo è invitato ad
annunciare la Buona Notizia là dove il Signore ha già un suo popolo (cfr.
At. 18,10).
Questa osservazione ci ha permesso di riflettere
sulla nostra attività missionaria.
Dio ci precede là dove ci chiama a dare la nostra
testimonianza.
Il missionario non ha il compito di far nascere la
fede, ma di metterla in evidenza, di rendere l’uomo cosciente della sua
vocazione.
Una sessione di formazione sulla “Caritas”, che non prendesse in
considerazione l’enciclica del Papa: “Deus Caritas Est”, sarebbe oggi
inconcepibile. Per questo abbiamo deciso di consacrare il nostro prossimo
incontro alla lettura ed alla riflessione sull’Enciclica ed in particolare
sulla seconda parte: “ Caritas. L’esercizio dell’amore da parte della
Chiesa come comunità d’amore”.
S. Agostino con la sua affermazione “Vedi la Trinità quando vedi la
carità” potrà aiutarci a comprendere meglio che l’esercizio della carità è
espressione dell’amore trinitario.
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